MY SWEET IRAN

https://it.wikipedia.org/wiki/Esfahan

MY SWEET IRAN 

Calcare perfetto, paesaggi naturali di una bellezza rara, monumenti storici indimenticabili e persone la cui amicizia resterà tenace nel tempo. La somma di tanti aggettivi può risultare solo questa: Iran, mi hai stregata!

Parto con Marco a fine Aprile, questa volta consigliati da Cristina Andrei e Elvio Lagomarsino, ossia la più forte coppia di scalatori liguri del momento; quindi, l’organizzazione del viaggio è stata molto meno perigliosa del solito.Infatti, abbiamo contatto circa un mese prima della partenza Hamid Shafaghi, alpinista e proprietario dell’agenzia Iran Climbing Guide    http://iranclimbingguide.com/ .

Dal suo sito, fra l’altro, potrete avere un’idea delle innumerevoli avventure alpinistiche, sia su roccia che di sci alpinismo, tra cui la meravigliosa salita al Monte Damavand, possibili in Iran. L’ottenimento del Visto si è rivelato assai semplice: è stato sufficiente scannerizzare i passaporti e una nostra fotografia e inviarli ad Hamid, che ha provveduto a far emettere un Visa Code, ossia un codice elettronico che, arrivati all’aeroporto di Teheran, dopo aver pagato il costo del visto (purtroppo una tra le spese più elevate della vacanza, trattandosi di € 75,00 a  testa per solo due settimane di permanenza nel paese), abbiamo superato velocemente il controllo doganale. Normalmente viene consigliata, così ho letto in alcuni blog e su diverse guide, un’assicurazione sanitaria. Noi non l’abbiamo fatta e non ci è stata chiesta dalle autorità locali. Tuttavia, si è trattata di una scelta personale; sul posto è possibile, credo per circa € 25,00 a persona  farne una, oppure basta attivarsi dall’Italia nei modi che ciascuno reputa opportuni.

Nel momento in cui abbiamo scelto di arrampicare in Iran è stato chiaro, e già Cristina Andrei me l’aveva spiegato assai bene, che durante tutta la vacanza una guida- arrampicatore iraniana sarebbe rimasta con noi; si sarebbe occupata di trasporti, cibo e di darci notizie sulle vie che avevamo deciso di scalare e di cui avevamo preventivamente informato Hamid.

Non essendo stato pubblicato alcun libro di scalata su Bisotun, nostra primaria e principale meta e dato che le informazioni su internet, ricavate dal sito di G. Aubert e riprese sul sito di Hamid, possono dare un’idea della tipologia e quantità di salite da effettuare, ma le relazioni spesso non corrispondono ai tracciati effettivi, una persona che indichi dove passare, soprattutto per le vie trad e semi trad, è determinante. Determina una maggior sicurezza, velocità nella scalata perché in primavera il tempo può essere instabile e, come nel nostro caso, risulta fondamentale nel trovare la discesa a piedi che, mancando omettatura e frequentazione, è molto ardua da trovare.

Bisotun: otto chilometri di lunghezza per quasi 1400 mt di sviluppo che, come direbbero gli spagnoli è “imprescindibile” ; roccia che permette una tenuta sui piedi perfetta e così abrasiva da essere quasi tagliente.  Ovviamente, anche l’ego personale si avvale di cotanta perfezione!

In quest’avventura iraniana Hamid si è rivelato un ottimo scalatore e un grande amico. Condividere la stessa piccola stanza, abbiamo pernottato in una specie di rifugio alberghetto sotto la parete che offre sia camere con bagno che  senza e  belle sistemazioni per il campeggio poste sotto comode costruzioni che riparano dall’acqua,  e cinque giorni di  scalata di vie intorno ai 650 mt non è stato semplice. Alla fine, avendo compreso la nostra autonomia, almeno nella scalata!, Hamid  si è goduto il suo Bisotun nel silenzio di giornate senza nessun altro sulla parete, con un cielo terso  e una temperatura mai troppo elevata, che lo hanno reso felice nonostante, immagino, fosse la centesima volta che vi arrampicasse!  Ovviamente, la nostra felicità è stata indescrivibile.

 

Quindi, meglio affrontare qualche suggerimento organizzativo. Noi abbiamo salito vie semi trad, quelle spittate esistono, tra cui la magnifica Festival che arriva fino al 7B e ripetuta da Elvio e Cristina e altre di cui abbiamo intuito la linea ma non abbiamo gli schizzi e i riferimenti dei gradi. La prima nostra salita è stata Shirin, un bellissimo tracciato di circa 300 mt con passi fino al 5c,  che termina sulla prima grande cengia della parete; da lì, con lungo percorso a piedi e scramble, ci siamo portati sulla prima via storica di Bisotun, ora spittata da G. Aubert,  che porta al bivacco Hari Rost. In totale, tra scramble e arrampicata, si salgono circa  600 mt di ineguagliabile divertimento. Il bivacco, “Shelter”, ne sono presenti altri due a Bisotun, ha una forma assolutamente caratteristica con tetto spiovete in alluminio, mentre la struttura  sembra una palafitta sospesa sul calcare; l’interno è reso assai accogliente da morbidi tappeti. Questi bivacchi permettono di pernottare e di arrivare in vetta alla parete, soprattutto nei mesi autunnali in cui le giornate sono più corte. Dai bivacchi alla vetta,  a seconda del percorso scelto, rimane comunque ancora molto cammino, soprattutto considerando la discesa che sembra assai difficoltosa.

 

 

 

 

 

Quindi abbiamo salito la favolosa Farahad, sempre una via semi trad fino al 6b, molto ben proteggibile, con un ultimo tiro in fessura leggermente strapiombante  e di soddisfazione.

 

Il terzo giorno la mitica Gharargah, la storica via della parete , circa 650 mt  di roccia, fino al 6a +, che non presenta un tratto noioso, di roccia brutta o senza una vista spettacolare. Fra l’altro, non sarà raro osservare delle aquile, tra cui quella bianca, che verranno a controllarvi…forse sperando diventiate del buon cibo!

 

Poi è arrivato il brutto tempo, o meglio piogge fitte che si rincorrevano con il sole, tuttavia impossibile prevedere vie lunghe trad o anche spittate. Quindi, giornata dedicata alla visita ai monumenti di origine persiana, che consiglio vivamente anche per capire un poco di più l’Iran nelle sue diverse sfaccettature,  e qualche monotiro molto bello  nella zona di Noghre Darre.

 

 

 

 

 

 

Quindi autobus comodissimo fino ad Arak, circa cinque ore di tragitto e salita di Pezhman, una via spittata a Lajvar, montagna che arriva circa a 2800 mt, con alla base un’ottima Shelter  per restare più giorni. Marco è riuscito  a salire il tiro che ci avevano raccontato essere il più bello  della via, per cui il nostro accompagnatore Major ha combattuto contro ogni ragionevole decisione sul tempo atmosferico. Il tiro si sviluppa in una dulfer assai bella, mentre gli altri tiri sono di calcare ottimo; certo, dopo Bisotun, è apparso quasi meno interessante ma, ripensandoci, la qualità è davvero buona. Inoltre, il posto merita una visita anche per i meravigliosi altipiani intorno che, anche per gli appassionati di falesia, rappresentano una stupenda meta arrampicatoria.  Comunque, arrivati in cima al famoso tiro, ecco arrivare la pioggia e con lei le doppie ( sebbene si scenda  a piedi è possibile farle stando molto attenti all’incastro delle stesse ; consigliamo sempre di farle brevi e non allungare al massimo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E, per finire, la bellezza dell’arte safavide: Esfahan.

https://it.wikipedia.org/wiki/Esfahan

 

 

 

Se dovessi elencare tutti gli aggettivi per descriverla potrei raggiungere un numero troppo elevato da inserire nell’articolo. Quindi un solo consiglio: non perdetela! La sua meravigliosa piazza Naqsh-e Jahan Square, 512 m di lunghezza e 163 di larghezza, realizzata nel periodo dello scià safavide Abbas I ( intorno al 1602) è da visitarsi di giorno ma anche verso sera quando si riempe di gente, di luci, di profumi di cibo e di allegria.  Sulla piazza si affaccia la moschea Masjed-e Shah, penso la più fotografata al mondo, Masied-e Sheikh Loftollah, il palazzo Kakh-e Ali Qapu mentre intorno i portici del Bazar-e Borzog vi accoglieranno tra ceramiche, lavorazioni artigianali in rame e ottimo torrone, senza dimenticare il gelato allo zafferano !

 

Da non perdere anche il quartiere armeno e la moschea Masjed-e Jameh, i ponti sul fiume Zayandeh e quant’altro riuscirete a vedere.

 

 

 

 

 

E che dire delle persone ? Sono meravigliose; quasi troppo gentili per due orsi come noi ! Comunque, i giovani, soprattutto a Teheran ma anche ad Arak e Ishahan,cercano un compresso di libertà e quindi sono  molto aperti alla conoscenza dell’altro; non tutti conoscono l’inglese, purtroppo, e questo è un problema. Tuttavia, con qualche gesto si risolve! Il mondo curdo è stupendo, stupende le donne curde che mi hanno accolta e ho sentito una forza e un coraggio inaudito. Curiose  e  attente le donne persiane. I giovani, soprattutto gli arrampicatori hanno poco a che fare con la religione e molto con la voglia di comunicare con gli altri, di scoprire e viaggiare. Soprattutto di “non farsi odiare” ; perché si sentono “odiati”. In effetti, in questo mondo  momento storico, temo non siano gli unici. Io, ovviamente, parteggio per loro; alla gioventù che intelligentemente lotta per una libertà complessa che non significa totale abbandono di ogni appartenenza etnica e di tradizione famigliare , auguro di crederci, crederci ancora e ancora. Forse perché in Occidente non stiamo credendo più in nulla; nemmeno  in noi stessi.

Grazie Hamid e grazie  a tutti quelli che ci hanno accompagnati.

Torneremo, lo spero intensamente,

Consigli di viaggio:

Trasporti per l’Iran: noi abbiamo preso un ottimo volo da Roma diretto a Teheran ( Alitalia- prezzo comprensivo del volo da Genova – € 420,00) . La compagnia più economia è Air Pegasus che offre voli diretti da Bergamo. Attenzione al calcolo del bagaglio.

Periodo Consigliato: Primavera ( Aprile – Maggio)- giornate lunghe con tuttavia possibilità di pioggia; Autunno ( Ottobre – Novembre) – giornate brevi ma più secche.

TRASPORTI INTERNI -PERNOTTAMENTI – PASTI

Sul posto non abbiamo dovuto spendere nulla perché Hamid considera un “pacchetto” di viaggio comprensivo di trasporto, pernottamento, cibo ( o cucinano loro oppure sarete ospiti di altri arrampicatori …qui l’ospitalità  a tavola è un atto di rispetto e omaggio verso l’ospite quindi preparatevi a mangiare molto e molto bene ). Una persona del suo staff verrà a prendervi all’aeroporto e , come nel nostro caso o a scelta, vi porterà direttamente a Bisotun oppure vi proporrà di dormire a Teheran, scalare lì vicino e quindi andare a Bisotun. Le scelte sono diverse a seconda delle esigenze di tempo e scalata. La sistemazione per dormire potete sceglierla voi a seconda di quanto budget considerate: comunque, anche osservando i vari prezzi che troverete sul sito di Iran Climbing guide, avete uno spettro abbastanza ampio di scelte. Per i trasporti calcolate che Bisotun dista quasi 6/7 ore di macchina da Teheran; da Bisotun ad Arak quattro ore di autobus; da Arak a Isfahan circa 5 ore di auto. Da Isfahan a Teheran sono 6 ore perché percorrerete la strada principale. L’entrata alle moschee è a vostro carico, si tratta intorno ai 5€ a persona.

Come donna ho semplicemente indossato un leggero velo nelle città; manica lunga, sempre nella città. Forse avrei anche potuto non farlo, tuttavia meglio attenersi alle regole. Ho trovato persone disponibili, gentili all’inverosimile, molto accoglienti  e fraterne.

Dunque, viaggio consigliato. Ad oggi, comunque, necessario contattare un’agenzia sul posto per la gestione dell’arrampicata. Per visitare i vari luoghi potete anche organizzarvi da soli.

 

 

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